Benessere e Salute

Gonartrosi: la soluzione è chirurgica

Quando si parla di gonartrosi ci si riferisce all’osteoartrite al ginocchio, una forma di artrite degenerativa: in buona sostanza si tratta di un’infiammazione delle articolazioni.

L’assottigliamento degli stati di cartilagine articolare porta, in questo processo degenerativo, allo sfregamento diretto delle ossa coinvolte nel movimento.

In pratica lo strato “cuscinetto” che impedisce alle ossa coinvolte di andare a sfregare una contro l’altra, con la gonartrosi si deteriora fino a distruggersi completamente e a lasciare le ossa scoperte.

Come si arriva alla gonartrosi e quali sono le soluzioni

Risalire a delle cause specifiche della gonartrosi non è così semplice come si possa pensare: vi sono infatti diversi fattori causali che possono contribuire allo sviluppo di questa patologia.

Senza dubbio tra le cause più comuni che portano a questa forma di artrite c’è l’età avanzata, così come un peso corporeo eccessivo, una storia di infortuni ripetuti all’articolazione stessa o, infine, una predisposizione genetica allo sviluppo dell’osteoartrite.

La gonartrosi, che sia monolaterale o bilaterale, presenta una serie di sintomi davvero invalidanti: dolore al ginocchio, arrossamento della pelle nella zona, emissione di scricchiolii, gonfiore, rigidità articolare.

Le cure per la gonartrosi sono soltanto dei trattamenti sintomatici in modo da non sentire il dolore, esistono anche terapie conservative che in una malattia degenerativa, se iniziate per tempo, riescono a rallentare il processo.

L’unica vera e propria soluzione alla gonartrosi è l’intervento chirurgico ; ce la illustra il dottor Michele Massaro, specialista in Ortopedia e Traumatologia esperto nella chirurgia protesica mini-invasiva di anca e ginocchio, e fresco di Opram, nuovissimo centro di Ortopedia Protesica Robotica Avanzata Mininvasiva

La necessità dell’impianto

Purtroppo i processi degenerativi, per stessa definizione, non si arrestano mai del tutto e le sintomatologie si acutizzano con il passare del tempo.

“Oltre al peggiorare della malattia si innesca anche un circolo vizioso – spiega il dottor Massaro -. Infatti con il peggiorare dello sfregamento osseo i dolori saranno sempre più persistenti e i farmaci necessari in dosi sempre maggiori. Ciò fa sì che si vadano ad assumere anche con una certa frequenza e, come noto, i medicinali diventeranno sempre meno efficaci visto l’uso continuato.

Inoltre l’articolazione perderà di elasticità: i movimenti saranno sempre più rigidi e qualunque flessione diventerà piuttosto laboriosa da eseguire. La fluidità del movimento peggiorerà progressivamente”.

Camminare diventerà una vera e propria tortura e con il proseguire degli anni la gonartrosi diventerà una vera e propria malattia invalidante.

A questi punti la scelta è solo una: sottoporsi ad un intervento chirurgico. Aspettare di arrivare a questo grado di invalidità prima di passare ad un’operazione, non è mai una buona decisione.

Ad oggi procedere ad un intervento con impianto di protesi è estremamente sicuro e non vi è motivo di peggiorare la qualità della propria vita così a lungo.

Si pensi che nel nostro Paese ogni anno vengono eseguiti oltre 170 mila interventi di impianto di protesi articolari. Ogni anno. Le percentuali di successo totale sono altissime grazie alle nuove metodologie di impianto che vanno a ridurre al minimo l’impatto sul paziente.

Gli interventi mini invasivi infatti riescono a ridurre al minimo ogni rischio, evitando di andare a danneggiare i tessuti e a sottoporre il paziente ad interventi lunghi e traumatici.

A questo proposito il dottor Michele Massaro ci dice: “Il percorso ospedaliero che abbiamo creato nel nostro centro è perfettamente realizzato ‘su misura’ sul paziente affetto da patologia articolare degenerativa dell’anca e del ginocchio, a per curarlo al meglio e farlo sentire al centro di un progetto di cura assolutamente personalizzato. La richiesta alla quale come specialisti siamo chiamati a rispondere è offrire percorsi di cura efficaci che, in tempi brevi, permettano ai pazienti di ritornare alle proprie attività quotidiane, ai propri hobby e passioni e perché no, a fare sport. In quest’ottica assume grande importanza l’approccio mini–invasivo al quale io e la mia equipe ci dedichiamo da molti anni e nel quale ci siamo perfezionati anche confrontandoci con le più importanti scuole internazionali in questo campo”

Il futuro degli interventi chirurgici è già qui

Come visto dalle dichiarazioni del dottor Massaro queste tecniche innovative sono incentrare su un tipo di intervento chirurgico assolutamente nuovo in cui si punta decisamente al risparmio muscolare e osseo, grazie anche a protesi sempre più piccole.

Centri specializzati come Opram, ad esempio, hanno inoltre sviluppato dei protocolli sensazionali visto la dotazione di robot e strumentazione specifica.

In pratica il decorso dell’operazione è stato ottimizzato a tal punto che oramai il tempo necessario per tornare ad avere una vita assolutamente normale, si è ridotto drasticamente.

Il protocollo Fast Track proposto dal dottor Massaro infatti prevede una degenza molto breve in ospedale. L’intervento sarà rapido ed efficace con una dose molto ridotta di oppiacei al fine di consentire una ripresa veloce.

Tutto è strutturato al fine di accorciare al massimo tutti i tempi, in modo da non esporre il paziente per troppo tempo a traumi e degenza. Meno si sta in ospedale e meglio è.

Le protesi stesse, come detto, sono diventate molto più piccole negli ultimi anni e vengono realizzate solo con materiali biocompatibili, al fine di risultare totalmente sicure e certificate.

Il futuro è davvero già qui: la concezione degli interventi chirurgici di soli 15 anni fa è totalmente superata. Ad oggi si punta all’efficienza massima nel minor tempo possibile, al fine di riattivare subito il paziente.

Con interventi che mirano a mantenere in salute i muscoli e a salvaguardare porzioni ossee e cartilagini, i tempi di riabilitazione saranno oltremodo brevi.

Ma non solo rapidità: infatti grazie alle tecnologie 3D e agli esami preliminari si sarà in grado di andare comunque a sondare fin nel minimo dettaglio le specificità del paziente, al fine di preparare l’intervento nel migliore dei modi.

Anche a questo proposito il dottor Michele Massaro, responsabile del centro specialistico Opram, ha saputo sintetizzare dei concetti fondamentali:

“L’intervento di protesi, a seconda dei casi, può prevedere la sostituzione completa dell’articolazione malata o solo di una parte di essa, sempre con l’obiettivo di offrire l’intervento più efficace ma allo stesso tempo meno invasivo possibile. Dopo l’intervento, il paziente ha la possibilità se lo desidera, di proseguire il ricovero in regime riabilitativo con l’assistenza di fisiatri specialisti e fisioterapisti specializzati nella riabilitazione protesica che lavorano in team e sinergia con il chirurgo ortopedico”.

 

 

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